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Diary of a young wolf pt. 2

Il mondiale, un mese dopo

Lanzada, Sondrio, (Italia). 11 ottobre 2020 

Sono gli ultimi due giorni a casa, sto per partire per la Vuelta a España che sarà il mio primo Grande Giro.
Questo è un tempo prezioso che cerco di passare con la mia famiglia, mi ricarica le energie. Con un calendario di gare così ravvicinato, sono stati veramente pochi i momenti che ho vissuto con loro.
Scorro le mie foto in maglia azzurra sul telefono. I miei genitori e la mia fidanzata Letizia sono stati i primi a sapere della convocazione al Campionato del Mondo, ero a Livigno per il ritiro in altura ed  ho subito pensato a quando ero piccolo e volevo diventare un ciclista professionista, indossare almeno una volta la maglia azzurra della nazionale. In un solo anno sono riuscito a realizzare due sogni.
A dire la verità, quel giorno non avevo buonissime sensazioni, così mi sono messo a disposizione dei capitani. Il penultimo giro sulla Gallisterna è stato veramente difficile, andavano fortissimo e non sono riuscito a rimanere nel gruppetto principale ma l’atmosfera era incredibile: mi ricorderò per sempre il supporto ricevuto dagli amanti di questo meraviglioso sport. Non mi era mai capitato di correre così ed è stato pazzesco, mi sono sentito carico a mille.

Fuori il sole sta sparendo dietro le montagne, l’atmosfera è molto tranquilla, nel mio piccolo paese di montagna si respira un’atmosfera ancora più calma adesso che la stagione turistica è finita. In queste sere mi capita di pensare a Fabio. Ho visto il suo terribile incidente dalla tv, in gara spesso non ci rendiamo conto dei pericoli che corriamo mentre gareggiamo perché l’adrenalina inghiotte tutto. Ma da casa è tutto diverso, la prospettiva cambia e ti accorgi che basta davvero un attimo per cambiare ogni cosa, la carriera, la vita.
Di fatto quando metti il numerino sulla schiena la concentrazione è tutta destinata alla gara, il pensiero che potresti essere in pericolo non ti sfiora minimamente. Questo un po’ mi fa riflettere.. Mi rincuora sapere che Fabio sta meglio, che migliora giorno dopo giorno. Ho pensato a lui anche dopo la mia prima vittoria da professionista. Per il Wolfpack lui è stata una motivazione continua e ancora oggi, se penso di aver battuto Roglic, non riesco a crederci. Certo, il giorno prima, durante l’uscita di scarico, mi sentivo veramente bene, avevo fatto qualche accelerazione per provare la gamba e le sensazioni erano buone ma non avrei mai pensato di vincere, è stato assolutamente sorprendente. All’ultimo chilometro eravamo tutti assieme, il gruppo era compatto e tenere le prime posizioni non era per niente facile perché naturalmente tutti volevano stare davanti. Poi ho visto che Dumoulin si era messo in testa per tirare la volata a Roglic e il gruppo si è allungato, io sono riuscito a infilarmi intorno alla quinta posizione e ho sprintato agli ultimi 150 metri. Per il resto, si sa come è finita.
Comunque la parte più emozionante è stata indossare la maglia da leader, ero al centro dell’attenzione, tutti i giornalisti mi cercavano per un’intervista. In gara mi sentivo pieno di responsabilità, era compito della mia squadra controllare la corsa, non far prendere troppo vantaggio alla fuga. E’ durato solo un giorno ma è stato bello, mi è piaciuto.

Mia madre mi sta chiamando per la cena. Spero di divertirmi alla Vuelta, anche se so che farò una fatica pazzesca, ma adesso non voglio pensarci, ho troppa fame.
Arrivo.