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Storie dal #TdP

Un viaggio attraverso la Polonia durante il #Tdp2021

Words by Alessandro | Photography by ATComm 

Agosto 2021

#DAY 4-5 – 12-13 agosto 2021

IN FONDO IL CICLISMO È UNO SPORT DI SQUADRA 

Il tempo non è mai abbastanza in una corsa a tappe per i suiveur come noi.
Le tappe al Tour de Pologne iniziano quasi sempre nel primo pomeriggio ma già dalle sette del mattino iniziano le “operazioni” per chi si occupa di comunicazione.
Siamo un po’ come quei corridori che tentano di anticipare la salita sapendo che è meglio mettere del fieno in cascina per evitare il tempo massimo o per avere un finale di tappa leggermente meno concitato.
Per noi è uguale. La sveglia arriva alle sette quando Ivan Il terribile, il veterano della nostra piccola squadra, inizia a bombardare il gruppo Whatsapp con le prime clip del giorno. Ivan è energia pura, un puntino in polo bianca che si aggira per i paddock, le aree di partenza e arrivo e, nel mezzo fra un’intervista e l’altra, fa volare anche il suo drone e trova a volte anche il tempo di sostituirmi al volante se finisco in una di quelle interminabili call su e giù per i monti Tatra.
Poi arriva il comunicato del mattino e i contenuti extra realizzati da Patrizia. Un’altra bordata di informazioni mentre, tra un caffè e l’altro, parliamo con il Lang Team per gli ultimi aggiornamenti prima del via. Il mattino è cruciale per organizzare al meglio la giornata. Arriva così il momento della partenza. Il nostro Dario, grande fotografo ma medio giocatore di ping pong – scusa Dario ma questo ti perseguiterà a vita – sale in moto e segue la corsa, inviando immagini live che vengono usate in tempo reale per gli account social del Tour de Pologne.

 

Da parte nostra, inizia una “corsa nella corsa” per raggiungere l’arrivo. Stancante, stressante, ma una splendida occasione per conoscere un territorio ricco di storia e di natura come la Polonia. Da sedici anni ho la fortuna di assistere alla crescita esponenziale dei questo Paese che dal 2005 – mio primo TDP – ad oggi ha fatto passi da gigante a livello infrastrutturale. La tradizione comunque resta ed è palpabile in alcuni arrivi tradizionali. A Bukovina per esempio l’artigianato locale è molto conosciuto e riconoscibile. Pantofole e cappelli tradizionali sono un must per chi passa da queste parti. Come lo sono i prodotti caseari e i miei amati pierogi, una pasta ripiena simile ai nostri ravioli. Potrei mangiarli tutti i giorni assieme ai panini con la salsiccia dei quali io ed Ivan andiamo ghiotti nei nostri trasferimenti.

Giunti all’arrivo la squadra si schiera con: Patrizia alla regia in sala stampa con gli occhi vigili sulla gara. Ivan battitore libero nonché ambasciatore dell’italianità in Polonia con la sua intervista giornaliera con lo speaker. Alessandro dietro al podio per organizzare le interviste post gara in mix zone e fare da porta microfono a Ivan.

Nel frattempo, arriva anche Dario che si catapulta prima all’arrivo e poi al podio, seguendo ogni fase del cerimoniale, ovvero un’ora nella quale tutti si muovono in sincrono, come un’orchestra. Il caos organizzato che è una della cose che mi piacciono di più del nostro sport assieme all’improvvisazione e alla velocità di esecuzione che è necessaria nel momento in cui, a causa di una caduta o di una vittoria inaspettata, lo scenario cambia completamente un minuto prima dell’arrivo. Muoversi e adattarsi.
Dopo il protocollo tutti di nuovo in sala stampa per preparare tutti gli assets del post tappa. Le sale stampa…Ci sarebbe da scrivere un libro su questo argomento. A volte sono delle scuole, a volte delle palestre, spesso degli chalet in montagna e, nelle giornate buone in città, delle sale meeting super accessoriate. Capita anche che siano delle tende della protezione civile o dei bar. Sono comunque dei porti sicuri nei quali si conosce tanta gente, si scambiano opinioni e si condividono informazioni. Perché nello sport prima o poi c’è bisogno di darsi una mano. Una regola da non dimenticare.
Qui al Tour de Pologne le sale stampa sono sempre impeccabili e – detta tra noi – Dario riesce sempre a trovare qualche pivo – birra! – per allietare le ultime ore di lavoro. Verso le 22 il lavoro è più o meno terminato. Si parte in picchiata per l’hotel, cercando di arrivare prima delle 23, altrimenti si salta la cena. È qui che entra in azione anche Simone, giornalista di Bici.pro al seguito della corsa e parte del nostro equipaggio. Lui e Patrizia si alternano alla guida, condividendo le lunghe ore in macchine. In fondo, il ciclismo è uno sport di squadra

#DAY 3 – 11 agosto 2021

CHIAMATELO SEMPLICEMENTE FERNANDO

La terza tappa con arrivo a  Rzeszow ha visto il ritorno al successo di Fernando Gaviria. Una bella soddisfazione per l’istrionico colombiano che non alzava le braccia dal settembre 2020. Un’eternità per uno sprinter e per un corridore dalla classe cristallina come quella di Gaviria. Rzeszow e la Polonia sembrano portargli fortuna. Sulla stessa linea d’arrivo nel 2016 vinse in maglia gialla. Fernando è uno dei grandi personaggi del ciclismo internazionale. A prima vista introverso, è un fiume in piena di storie e di parole quando si lascia andare. Ed è un ragazzo di grande cuore, come tutti i colombiani che ho avuto la fortuna di conoscere nella mia vita. Ricorderò sempre la sua conferenza stampa dopo la straordinaria vittoria alla Tirreno-Adriatico davanti a Sagan. Quel giorno i giornalisti volevano assolutamente creare la leggenda di “Fernando El Misil”. La sua risposta? “Chiamatemi come volete ma per favore non chiamatemi missile. Non voglio avere legami con le armi. Troppe persone hanno perso la vita a causa loro nel mio paese.” Questo è Fernando, veloce in bici e con le parole. Generoso e sorridente come quando ieri ha regalato il suo cappellino a un ragazzino che lo inseguiva verso la sala stampa che non dimenticherà mai quel momento. Il ciclismo è soprattutto questo. Storie di ragazzi che diventano uomini su  e grazie alle due ruote.

#DAY 2 – 10 agosto 2021 

Cicogne e querce

João Almeida ha conquistato alla maniera dei grandi la seconda tappa del Tour del Pologne. Il portoghese famoso per il suo motto “Bota Lume” e per il suo carattere mite ma deciso ha così vinto la sua prima gara World Tour in cima al muro di Przemysl che promette di diventare un “classico” per il mondo del ciclismo che vive di posti iconici come ad esempio il Mur de Huy a cui questo arrivo polacco assomiglia molto.

Distogliendo lo sguardo dalla corsa per qualche minuto, dalla cima si gode di una bellissima vista sulle colline circostanti e sulla città ai piedi dello strappo. Siamo a circa 900 metri di altitudine e qui d’inverno si scia come mi ha raccontato il gestore dello chalet all’interno del quale è stata allestita la sala stampa. Quest’anno, dice, ci sono stati 3 mesi di neve. D’estate invece la località diventa un paradiso per i ciclisti, soprattutto per l’off road. Basta alzare la testa e guardare lo ski-lift che porta in quota decine di ciclisti con le loro Mtb. Ottima anche la birra locale che fa proseliti tra gli avventori della sala stampa, soprattutto Ivan.

La regione è anche famosa per le cicogne che scelgono questi luoghi per le loro migrazioni. Basta alzare la testa per vedere i caratteristici nidi che questi magnifici uccelli hanno realizzato sui pali della luce dei paesini attraversati dalla corsa che si colorano di bianco e rosso per celebrare il passaggio dei corridori. Il bel tempo non fa altro che accrescere l’affetto e la passione per il ciclismo che c’è in queste zone. Vedere per credere.

La giornata si è conclusa con l’arrivo in hotel a Dubiecko, nell’angolo già a sud est della Polonia ai piedi del Carpazi. L’ultimo regalo della giornata è una splendida quercia secolare che domina il giardino dell’hotel. Dab è il nome in polacco e la receptionist mi dice che ha 350 anni! Cena e a letto con il pensiero a domani per l’arrivo nella bella cittadina di Rzeszow.

#DAY 1 – 9 agosto 2021 

Fuochi d’artificio a Chelm

Da Lublin, la più grande città polacca a est della Vistola a Chelm ci sono solo 70 chilometri. Poco più di un’ora. Da punto A a punto B. I corridori del Tour de Pologne hanno però dovuto pedalare su e giù per la campagna polacca per oltre 216 chilometri e 5 ore di gara volate a oltre 43 km di media per raggiungere Chelm,  città famosa per le gallerie di gesso e da oggi anche per un arrivo del Tour de Pologne che ha consegnato agli annali una splendida vittoria di Phil Bauhaus. Proprio come il “Movimento Bauhaus”, Phil l’artista ha “disegnato”  un finale palpitante. Attacca il colombiano Hodeg a circa 500 metri dall’arrivo provando a sorprendere gli avversari. Bauhaus attende sornione il momento giusto e a pochi metri dall’arrivo scarica sul pavé di Chelm tutta la sua potenza anticipando di un soffio lo stesso Alvarito Hodeg. Un bel finale e un bel vincitore per una corsa che si era già infammata a circa 4o km dall’arrivo quando l’idolo di casa Michal Kwiatkowski sprinta per i 3” di bonificazione a un traguardo volante. Al secondo posto si piazza Mohoric. Un bello statement per i due corridori che non nascondono le loro ambizioni di classifica sin dalle prime pedalate.

Per il resto la giornata della nostra crew al #Tdp2021 scorre via con i piccoli fine tuning necessari nel primo giorno di gara. “Chi intervista chi?” “Chi porta il miglior polacco in mix zone?” “Hey avete visto Kwiato?” “Ma dove è finito Hofstetter?” Le cose stupendamente complicate del dopo corsa, il primo comunicato stampa con le ansie di sbagliare una classica e poi via verso Lublin quando la notte è oramai scesa da tempo su questo angolo di Polonia che mancava dal Tour de Pologne da qualche anno.

Czeslaw Lang, per tutti Cesare, l’organizzatore della corsa e un secondo padre per tutti noi al Tour, ha voluto disegnare una gara più equilibrata con arrivi dedicati agli sprinter, ai finisseur, agli scalatori e ai cronomen. Il vincitore di questa gara sarà probabilmente l’atleta più completo degli ultimi anni. 

Nell’attesa di saperne di più domani il sipario su questa giornata cala con una pizza oversize e l’immancabile birra piccola panacea di tutti i problemi in queste giornate afose. 

Domani si pedala verso Przemysl che non è uno scioglilingua ma una difficile salita di due chilometri che porterà allo scoperto gli uomini forti. Kwiatowski, Mohoric, Dylan Teuns e per quanto mi riguarda anche Mikkel Honorè. Il tifo, si sa,  non è mai imparziale!