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Maurizio Fondriest. I successi, i valori, i sogni.

Campione del Mondo a Renaix 1988, Maurizio Fondriest racconta l’amore per la bicicletta e i progetti legati al ciclismo.

Words by Miriam | Styling by Beatrice

24 Agosto 2021

Maurizio Fondriest ha cominciato a pedalare all’età di nove anni grazie al suo direttore sportivo e a suo padre che faceva il giudice di gara. Non è lui che ha scelto il ciclismo, piuttosto il contrario. Andava a vedere le corse con suo fratello e ad un certo punto, stancatosi di stare dall’altra parte della transenna, ha cominciato a correre anche lui.  Diciamo che è andata piuttosto bene perchè Maurizio, in carriera, ha vinto una Milano-Sanremo, due Coppe del Mondo e un Mondiale, oltre ad una Tirreno-Adriatico ed una Freccia Vallone. 

Il ricordo più bello della mia carriera da professionista è senza dubbio il Mondiale di Renaix, nel 1988. Il titolo iridato è qualcosa che veramente segna per sempre il tuo palmares, un’emozione unica che tutti gli atleti sognano di vivere.” 

La passione per la bicicletta ha inseguito Maurizio anche dopo il professionismo. Oggi infatti realizza telai di ultima generazione e collabora con Gazzetta dello Sport e Moving Events nell’organizzazione di viaggi in bici che facciano scoprire la bellezza del territorio, unendo sport, divertimento e significato in un solo tracciato. 

“Viaggiare può cambiarti la vita e la visione delle cose, specialmente quando lo fai in bicicletta e riesci a stare a stretto contatto con tutte le sfaccettature della realtà. Quello che mi piace è che i viaggi abbiano un senso, che non siano solo turismo ma emozione.”

Tra le esperienze più intense in questo senso ci sono quelle di Santiago de Compostela – organizzata in occasione dei 30 anni dalla vittoria mondiale – e quella a Roma, dal Papa, dove con Marco Cavorso e Paola Gianotti hanno cominciato a sviluppare l’idea dell’associazione “Io rispetto il ciclista” per sensibilizzare sul tema della sicurezza stradale e approvare delle leggi in merito. Oggi migliaia di comuni italiani stanno aderendo alla campagna, installando i cartelli affiggendo i cartelli che invitano gli automobilisti a circolare con precauzione e a sorpassare ad un metro e mezzo di distanza i ciclisti. Uno degli obiettivi più importanti è far diventare questo metro e mezzo una legge effettiva.

“Per me è importante lasciare un segno positivo, non solo necessariamente nello sport. Vorrei che i miei figli avessero sempre il senso dell’onestà e dell’umiltà, al di là dell’agonismo, sono questi i valori che più contano nella vita.”

A proposito di agonismo, Fondriest non si è mai veramente allontanato dal mondo delle competizioni, dato che oggi, insieme a Paolo Alberati, fa anche il procuratore, un’attività che porta avanti con la consapevolezza che oggi i ragazzi giovani non hanno bisogno di un manager piuttosto di qualcuno che li coinvolga e li guidi verso un equilibrio tra sport e vita. 

“Il passaggio al professionismo non deve essere un’illusione ma un obiettivo da inseguire con sacrificio e impegno. Con i ragazzi bisogna fare un percorso, motivarli alla crescita prima umana e poi sportiva.”