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Apr

Così tanti generi, così tante storie ed un solo universale linguaggio di pace: ecco perché oggi si celebra la giornata mondiale del jazz.

Il jazz è senza dubbio la più celebre e sofisticata forma di improvvisazione ma non solo, è stato anche un canto di liberazione, ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta per i diritti civili e ha il merito di aver unito persone di culture lontanissime sotto un solo swing.

Le origini del suo nome sono un vero mistero, per alcuni deriva da un vocabolo francese legato alla gioia di vivere, per altri dalla cultura africana ma di sicuro il jazz è nato attorno ai primi del Novecento, nei quartieri multietnici di New Orleans, una città ancora oggi avvolta dal fascino e da quell’allure quasi magica che ha segnato il suo carattere, proprio come i battelli che la attraversano durante le stellate notti sul Mississippi.
Il jazz cresce attorno alle radici del blues, dei canti gospel nei campi di cotone e nelle bianche chiese della Louisiana ed è quindi automatico che sia da sempre fortemente legato all’improvvisazione, alla libertà di espressione. L’unica forma di comunicazione permessa agli schiavi era il canto e quindi il ritmo. Il jazz è il ritmo. Qualcosa legato al sangue e alla singolarità dell’individuo che diventa condivisione e riesce a tirare fuori la singolare espressività di ciascuno, estremizzando il virtuosismo musicale. Secondo la Storia, il padre del jazz è Buddy Bolden che suonava a New Orleans già nel 1904 mentre nel 1906 il pianista Jelly Ron Morton compose “King Porter Stomp”, uno dei primi brani del genere a godere di grande notorietà. Negli anni seguenti la città diventò un vero e proprio melting pot creativo, nacque il ragtime e lo stile Harlem, i primi affascinanti passi di una lunghissima storia che conquistò subito i giovani della nuova generazione che cominciarono a ballare il jazz nei locali notturni, tutto in netta contrapposizione con i genitori aristocratici e conservatori che lo consideravano un genere di basso livello, nato dai ceti minori e dalla comunità afro-americana.
Nel 1940 un nuovo stile jazzista, caratterizzato da tempi molto veloci, stregò i letterati newyorkesi, diventando uno dei punti cardine della Beat Generation: il bebop. Melodie scattanti, spezzettate, nervose, a volte dissonanti che venivano suonate in jam session nei club, ispirando scrittori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Lucien Carr. Negli anni Sessanta tornò ad essere un vero canto di libertà durante la lotta per i diritti civili negli Stati del Sud. Molti musicisti infatti – tra i quali Louis Armstrong – misero la loro musica al servizio delle battaglie per trattamenti egualitari, creando componimenti dedicati al movimento.

Negli anni un’infinità di personalità diversissime tra loro hanno suonato tonalità oscure e dolci, passando dall’improvvisazione più ardita al più classico swing. Il jazz è stato la rivoluzione musicale del Novecento ma non solo, ha contribuito alla formazione di una nuova società moderna, libera da pregiudizi e fondata sulla multiculturalità.

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