13
Feb

Oggi è la Giornata Mondiale della Radio, istituita dall’Unesco per celebrare un mezzo di comunicazione rivoluzionario che nel 2020 ricorda a tutti la libertà di essere diversi.

Impossibile dimenticare il cronista Adrian Cronauer – aka Robin Williams – che esordisce nella sua trasmissione radiofonica con uno squillante: “Gooodmorning, Vietnam!”, la scena di un film che ha fatto la storia e racchiude, in parte, il profondo significato di un media come la radio: da una parte altamente rivoluzionario, dall’altra così pacificatore.  

E’ per questo che nel 2012 l’Unesco ha istituito il “World Radio Day” che viene celebrato il 13 febbraio perché, nel 1946, proprio in questo giorno, è stata fondata la Radio delle Nazioni Unite. Nel 2020 il focus di questa giornata è la diversità: questo mezzo di comunicazione è considerato fondamentale per il dibattito democratico e l’integrazione tra culture e opinioni diverse. Un luogo dove tutti possono parlare liberamente e venire ascoltati, un grande melting pot che ha raccontato le storie di tutto il mondo. 

Dalle trasmissioni degli anni Quaranta che mandavano in onda Lili Marleen tra una cronaca di guerra e l’altra fino alle dirette dal Festival di Sanremo degli anni 2000, la radio è sempre stata un vero trait d’union che ha attraversato i secoli; accesa ventiquattro ore su ventiquattro, ad accompagnare le notti in autostrada, i lunedì mattina con la colazione prima dell’alba, le domeniche piovose e i ritorni a casa dopo una lunga assenza. Musica certo ma anche cultura e cronaca immediata. Se nel 1943 la resistenza italiana intercettava i messaggi in codice che arrivavano da Londra, con il boom degli anni Cinquanta la radio continua a esprimere quella sensazione di romantica libertà intrinseca alla sua anima: una voce che arriva ovunque, come portata dal vento.
Nessuna crisi e nessuna televisione è riuscita a portarle via questo potere che anche oggi gioca un ruolo chiave in una società sommersa da sempre più nuove tecnologie. Anzi, è forse uno degli esempi più efficaci di perfetta fusione tra antico e nuovo. Mentre le gloriose cassette – che ne sanno i Duemila – e i fluorescenti CD sono quasi andati in pensione, le frequenze radiofoniche sono ancora una delle cose più cercate dopo le chiavi nelle borse e le macchine nei parcheggi dopo una notte in discoteca.   

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