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Mar

La vita a un metro dagli altri crea una nuova dimensione attorno a noi dove riscoprire il senso dell’adattamento.

Dai classici come “I Promessi Sposi” – tornati alla ribalta per l’occasione – fino a “L’amore ai tempi del colera”, abbiamo sempre avuto una concezione della pandemia relegata all’immaginario collettivo che ci siamo formati negli anni: uno scenario drammatico sul quale costruire l’intensità della storia. Ma il coronavirus non è un romanzo, è forse una delle cose più vere con le quali dobbiamo fare i conti adesso. La questione non è arrendersi o combattere ma adattarsi. Non solo alle nuove regole ma anche a nuovi modi di vivere, pensare, lavorare.

L’esilio in casa propria è per alcuni una severissima punizione, per altri un modo per prolungare i weekend e dare nuove risposte alla noia che pare essere una malattia altrettanto incurabile. E’ così che sui social tutti postano foto di biscotti appena sfornati e di vecchi pastelli riesumati dal cassetto per tenere impegnati i bambini a casa da scuola; ma è anche vero che non si può vivere di biscotti e gli album da colorare prima o poi finiscono. L’ultima sfida che ci ha lanciato il virus è adattare la nostra vita alle mura casalinghe e – fortunatamente – in questo i collegamenti internet e le nuove tecnologie aiutano e non poco. La concezione di “lavoro” sta cambiando radicalmente e con una velocità disarmante: lo smart working da sempre accusato di avere grandi falle nella resa e nella produttività, sta dando prova della sua brillante efficienza mentre gli uffici vuoti ci danno la netta sensazione che forse siano sempre stati meno utili di quanto pensassimo. Le città deserte ci ricordano che quando tutto questo sarà finito, di sicuro l’economia non se la passerà bene ma forse saremo così fortunati da aver ritrovato nuove etiche sui consumi e sull’inquinamento, più consapevolezza nel distinguere ciò che è necessario da quello che non lo è.

Intanto il nostro tempo sta acquisendo strane potenzialità, la frenesia di una società governata dal ticchettio degli orologi ha lasciato spazio al silenzio in un modo che nessuno avrebbe mai previsto. Nelle nostre nuove piccole nicchie a un metro di distanza l’una dall’altra possiamo perderci o ritrovarci. La seconda è una buona opzione per tenere lontano l’ultima cosa che serve: il panico.

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