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Feb

Aspettando le Olimpiadi di Tokyo: la storia dei cinque cerchi e altre curiosità. 

Cinque anelli intrecciati su uno sfondo bianco: l’Oceania, l’Africa, le Americhe, l’Europa e l’Asia. I cinque continenti secondo il barone francese Pierre de Coubertin che aveva ideato il logo: un simbolo ispirato alla fratellanza, lo spirito che avrebbe dovuto caratterizzare la manifestazione. Il barone si era appassionato alla Grecia antica fin dai suoi primi studi di ragazzo e i Giochi Olimpici lo avevano particolarmente affascinato, tanto che non riuscì a togliersi dalla testa l’idea di riportarli in vita in una chiave assolutamente moderna, mantenendo gli aspetti culturali e agonistici che lo avevano colpito. Non fu certo un’impresa semplice e la prima – e tanto attesa – Olimpiade di Atene nel 1896 non si rivelò un evento così esaltante come tutti si erano immaginati. Ma, certe volte, ai grandi inizi bisogna anche concedere del tempo. I Giochi che seguirono confermarono l’idea visionaria di de Coubertin, riuscendo a unire indimenticabili storie di sport dal respiro globale: l’atleta scalzo Abebe Bikila, il Signore degli Anelli Yury Chechi, la bambina prodigio Nadia Comaneci e il commovente abbraccio di Derek Redmond con il padre che era sceso in pista per aiutarlo a terminare la sua corsa nei 400 metri piani, solo per citarne alcuni.

Ma quello dei cinque cerchi non è l’unico simbolo iconico: infatti la torcia che da il via alla competizione ha un profondo significato tradizionale. Per gli antichi Greci il fuoco era stato rubato da Prometeo agli dei e regalato agli uomini. La sacralità di questo elemento era espressa sugli altari dei templi dove venivano accesi fuochi perenni e gli antichi Giochi Olimpici non erano da meno: le fiamme bruciavano instancabili durante tutta la durata della manifestazione. La fiamma riapparve nel 1928 quando l’architetto Jan Wils incluse una torre nel suo progetto dello stadio per la IX Olimpiade ed ebbe l’idea di tenervi acceso un fuoco. 
Oggi la torcia olimpica viene accesa nella maniera tradizionale, con un’antica cerimonia presso il tempio di Era, in Grecia: indossando i costumi delle sacerdotesse greche, alcune attrici usano i raggi del sole e uno specchio per dare il via alle fiamme che poi viaggeranno con una staffetta verso la città ospite.

Decisamente più romantica è la filosofia che racchiude il motto ufficiale Citius!, Altius!, Fortius! – Più veloce, più in alto, più forte. Un’esortazione a superare il limite personale, uno stile di vita che si è poi automaticamente fuso a quello che potremmo definire uno dei primi claim dell’era moderna, inventato proprio da de Coubertin:
L’importante non è vincere ma partecipare.

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